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INTESA SANPAOLO
 

Le politiche ambientali dei distretti italiani: cinque esperienze a confronto

Questo contributo è stato realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere

PREMESSA - Negli ultimi anni, con l’aggravarsi della congiuntura economica negativa, si è delineata una nuova visione del rapporto fra competitività e sostenibilità ambientale. E’ oramai condivisa l’idea che l’ambiente rappresenti un fattore fondamentale per la crescita economica, il cui deterioramento può mettere a repentaglio la capacità stessa dell’impresa di competere e stare sui mercati.

Per descrivere questa forte interconnessione fra sviluppo economico ed ecologia si utilizza spesso l’espressione “green economy”: un’idea di economia aperta che affonda le sue radici nelle scienze economiche ma anche in quelle sociali.
E’ un paradigma che vuole dare risposta alle questioni ambientali e, allo stesso tempo, ridefinire i modelli di business. Anche il nostro Paese, seppur in ritardo rispetto ad altri, ha intrapreso questo percorso.La green economy “made in Italy” segue due direttrici principali: lo sviluppo di alcuni settori innovativi - energie alternative in primis - e la riconversione in chiave ecosostenibile di comparti tradizionali legati al manifatturiero. Il perdurare della crisi economica sta accelerando un inevitabile processo di rinnovamento per molte aziende attive in business tradizionali: il necessario turn-round per mantenersi in vita viene declinato in un’ottica verde. Lo dimostrano le esperienze di alcuni distretti italiani che rappresentano dei casi di eccellenza, avendo, e in molti casi prima di altri, risposto positivamente alla nuova sfida ambientale. La dimensione territoriale e locale assume rilevanza cruciale nell’analisi tra ambiente e competitività, e rappresenta una variabile chiave nell’individuare una risposta efficace da parte delle imprese. Questo per due ragioni. In primo luogo, l’alta specializzazione delle produzioni e le dimensioni generalmente ridotte delle aziende fanno del distretto un’area industriale sufficientemente omogenea dal punto di vista delle produzioni, del livello tecnologico e delle scelte organizzative e gestionali. Questo fa si che le imprese di un sistema produttivo locale condividano gli stessi problemi ambientali, legati, ad esempio, alla gestione degli scarichi idrici o dei rifiuti. Inoltre, le aziende distrettuali si rapportano con i medesimi takeholders.
Interagire con la stessa comunità, le stesse istituzioni, gli stessi organi di controllo a livello locale implica per le imprese confrontarsi con identiche richieste ed esigenze riguardanti la sostenibilità socio-ambientale. Il distretto, quindi, può diventare un ambito favorevole per perseguire strategie e politiche ambientali in chiave competitiva: l’azienda può scegliere di vivere il rapporto con il territorio valorizzando l’impegno ambientale come opportunità economica, contribuendo, così, ad una prospettiva di sviluppo sostenibile. Ne sono un esempio i 5 distretti del manifatturiero italiano descritti in questo capitolo1. Si tratta di cinque sistemi produttivi locali che negli ultimi anni si sono distinti per una forte propensione all’innovazione in materia di sostenibilità ambientale: il Distretto Agroalimentare di San Daniele, il Distretto della Carta di Frosinone, il Distretto della Ceramica di Sassuolo - Scandiano, il Distretto della Concia di Santa Croce e il Distretto del Mobile di Livenza.

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