Antonio Ricciardi
Coordinatore dell'Osservatorio Nazionale dei Distretti Italiani
Introduzione
I dati del primo Rapporto in termini di fatturato ed export descrivevano un biennio 2008-2009 molto travagliato per i nostri distretti industriali, forse uno dei peggiori della storia recente.
Nello stesso Rapporto, in base a una indagine condotta dal Censis, il 42% degli imprenditori intervistati considerava il modello distrettuale depotenziato e ormai obsoleto. In questo secondo Rapporto, i dati relativi al 2010 segnalano una forte reazione alla crisi. In particolare, i dati export, soprattutto quelli del terzo trimestre, evidenziano un’importante accelerazione che riguarda in maniera trasversale tutti i comparti. Sotto questo profilo, il dato più confortante è il sensibile aumento della quota export verso i Paesi emergenti, soprattutto in Cina. Le previsioni per il 2011 rilevano un cauto ottimismo. In tutti i sondaggi promossi dall’Osservatorio è sempre maggiore la percentuale degli imprenditori che prevede un aumento del fatturato rispetto a quelli che ne stimano una diminuzione. I deboli segnali di ripresa non migliorano, tuttavia, il dato occupazionale e le previsioni non sono ottimistiche: sono maggiori le imprese che indicano una diminuzione dei dipendenti rispetto a quelle che ne stimano un aumento. Inoltre, in questo scenario non perfettamente delineato, numerosi sono ancora gli ostacoli da superare per agganciare la ripresa: scarsa disponibilità di liquidità finanziaria; difficoltà di ricambio generazionale, sia per i lavoratori che per gli imprenditori; mancanza di personale qualificato; concorrenza sleale di imprenditori stranieri. È interessante rilevare, tuttavia, che, in base ad un sondaggio Unioncamere svolto nel 2010 su un campione più ampio rispetto a quello considerato dal Censis lo scorso anno, soltanto il 27% degli imprenditori ritiene che il modello organizzativo distrettuale sia inefficace e incapace di elaborare interventi di sostegno delle imprese. È dunque verosimile pensare che il 2011 sarà un anno di interlocuzione con il mercato, un banco di prova per nuove strategie e, forse, un momento di riflessione sull’attualità o sulla necessità di revisione del modello di sviluppo del sistema manifatturiero italiano. A partire proprio dai sistemi produttivi territoriali, che si sono ancora una volta mostrati capaci di resistere ai più acuti momenti di difficoltà, adottando strategie sempre più articolate e reinvestendo nelle reti di collaborazione (cfr. Dardanello, prefazione al Rapporto).
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